Le fustaie di conifere raggiungono in totale una estensione di 112,7 ettari pari al 89,5% della superficie totale della foresta, così ripartiti:
Si tratta di impianti artificiali eseguiti, a partire dal 1950, su vecchie aree pascolive o marginali in abbandono. Nell'ultimo ventennio sono stati compiuti solo alcuni limitati nuovi rimboschimenti.
Gli impianti sono stati realizzati con pino nero, pino silvestre, abete bianco, douglasia e picea.
Il pino nero è senza dubbio la specie più rappresentata sia allo stato puro che in consociazione con le altre specie. Le pinete di pino nero derivano da rimboschimenti seguiti a scopo essenzialmente idrogeologico, per le sue grandi capacità di attecchire ed adattarsi alle situazioni più difficili, comprese quelle caratterizzate dalla eccessiva superficialità della roccia madre. Il pino ha svolto bene i compiti che gli furono affidati, rendendo trascurabile l'erosione e dando al terreno una buona copertura vegetale, con conseguente accumulo di lettiera.
I rimboschimenti con pino nero sono sempre stati eseguiti con densità d'impianto notevoli: talvolta anche più di 3.000 piante per ettaro.
Talora assieme al pino nero venivano piantate o seminate latifoglie quali carpino nero, orniello, cerro, ontano napoletano, delle quali via via si sono evidenziate fallanze successivamente risarcite col più promettente pino nero, o se superstiti, ormai relegate al piano dominato.
Le latifoglie venivano di solito ceduate allo scopo di costituire una sorta di bosco composto. Con questo tipo di governo il pino ha preso il sopravvento assoluto anche nei terreni migliori dove la competizione tra le specie era più equilibrata.